Da quattro mesi i marciapiedi di parigi riservano una sorpresa apparentemente innocua: grandi cerchi blu tracciati con il gesso, e al centro una serie di oggetti stravaganti: un trombone, una pinzetta, un vasetto di yogurt, una candela. I giornalisti indagano per sfamare l'interesse dei lettori e gli psicologi si dividono tra chi grida al maniaco, e chi ipotizza la burla. Adamsberg, però, non trova nulla di divertente nell'escalation dei cerchi: la sua fine psicologia di conoscitore del male gli lascia intuire che dietro l'apparente stramberia si nasconde qualcosa di morboso. E ben presto i fatti gli danno ragione: un'altra alba e un altro cerchio su un marciapiede, ma stavolta, al centro esatto, un corpo di donna. Parte così una corsa contro il tempo per fermare un assassino del quale si ignora letteralmente tutto.
Figlia di un facoltoso imprenditore ebreo. Batsheva ha-levi è nata negli stati uniti ed è cresciuta tra gli agi e le opportunità di cui può disporre una ricca ragazza americana. Bellissima e dotata di una grande curiosità intellettuale, ama studiare, progetta di iscriversi all'università e, come tutte le sue coetanee, sogna il grande amore. Ma al compimento dei diciott'anni batsheva si ritrova a fare i conti con le tradizioni della sua famiglia ultraortodossa. Per assicurare agli ha-levi una degna discendenza, suo padre ha deciso di darla in sposa a un grande studioso del talmud: isaac harshen, un rabbino molto rispettato della comunità di gerusalemme. Batsheva accetta e si trasferisce in israele. Ma la meravigliosa città presto diverrà per lei una prigione: isaac si rivelerà un uomo freddo e crudele, assorbito dagli studi teologici e ossessionato dalla religione. Costretta a subire i soprusi di un marito geloso e violento, e attorniata da una comunità devota e accondiscendente, giorno dopo giorno batsheva rinuncerà ai suoi sogni e perderà la fiducia in se stessa. Solo un gesto di grande coraggio - e un incontro inaspettato - potranno restituirle la libertà.
All'improvviso il teatro piombò nell'oscurità più totale, mentre da sotto la piattaforma si levava un terribile boato. Si sentirono molti gridolini di paura, qualche risata e parecchi sospiri emozionati. Annabelle si irrigidì di colpo, avvertendo la carezza di una mano che le percorreva la schiena. La mano di lui, che le scivolava con deliberata lentezza lungo la colonna vertebrale. Il suo profumo, fresco ed eccitante nelle narici. E prima che potesse emettere un suono, la sua bocca che si impadronì di quella di lei in un bacio caldo e dolcemente invadente. Annabelle era troppo sbalordita per muoversi, rimase con le mani sospese in aria, il corpo tremante sostenuto dalla lieve pressione che hunt esercitava sulla sua vita, mentre le posava l'altra mano sulla nuca. Annabelle era stata baciata prima di allora da pochi giovanotti inesperti che le avevano rubato un rapido abbraccio durante una passeggiata in giardino o nell'angolo appartato di un salotto. Ma nessuno di quei rapidi istanti di corteggiamento era stato lontanamente paragonabile a quanto le stava accadendo: un bacio così lento e coinvolgente da farla quasi impazzire.
Ora che la spalla non era più insanguinata e che grace non doveva più distogliere lo sguardo, potè guardare il resto del torace di drake. Avrebbe dovuto essere morta per non volerlo fare. Non aveva mai visto un corpo così. Quando era vestito, si notava solo che aveva delle spalle insolitamente ampie, ma ora che era nudo dalla vita in su, poteva vedere ciò che prima aveva solo intuito, quando era sdraiato su di lei sul marciapiede fuori dalla galleria. Quell'uomo era pura, nuda potenza maschile. Non aveva il fisico costruito dei palestrati o dei culturisti. I suoi muscoli erano snelli, così privi di grasso che si riuscivano a vedere perfettamente le fibre striate una a una, il modo in cui si incastravano uno con l'altro, il modo in cui lavoravano insieme. La sua potenza faceva quasi paura. Grace aveva visto con quale velocità poteva muoversi, quanto fosse letale nella lotta, quale abilità avesse con la pistola. Quell'uomo sarebbe stato un nemico formidabile. Non era un suo nemico, però. Certamente non in quel momento. Era solo un uomo ferito che le teneva la mano per ricavarne un qualche conforto.
L'analisi della domanda è una metodologia psicologico-clinica finalizzata allo sviluppo dell'individuo e delle organizzazioni. Essa affronta il problema del rapporto con il committente: come costruirlo, come curarlo e promuoverlo, come salvaguardarlo da tensioni, conflitti e brusche interruzioni. Tale rapporto è visto come momento fondante, dal quale deriverà ogni altra fase dell'intervento, fino alla sua verifica. Secondo questo approccio l'analisi della domanda è decisiva in un mercato del lavoro in cui l'identità professionale dello psicologo è debole, e la domanda che gli viene rivolta spesso confusa. Il libro propone una sistemazione tecnica e metodologica del modello, mettendo a frutto ricerca e interventi degli ultimi venti anni.
Nel mondo di nashira, la razza femtita per secoli è vissuta schiava dei talariti, ma tutto ora sta cambiando. In ognuno dei quattro regni è scoppiata la rivolta e l'esercito, guidato dal crudele conte megassa, non riesce a domarla. A fomentare la sommossa è stata proprio sua figlia talitha, che, ribellandosi al destino di sacerdotessa, ha dato fuoco al monastero della città di messe ed è fuggita insieme al suo schiavo saiph. Ora talitha ha una missione: salvare nashira dalla catastrofe che una profezia millenaria dà per imminente. Una catastrofe già accaduta in un lontano passato e a cui solo un essere mitico è sopravvissuto: verba, l'uomo che non può morire, e che forse sa come fermare l'apocalisse. Verba tuttavia sembra indifferente al destino di nashira e scappa verso terre sconosciute, mentre talitha e saiph combattono a fianco dei ribelli in una guerra che si fa sempre più cruenta. Talitha si troverà di fronte a una difficile scelta: tornare a dare la caccia a verba o diventare l'arma decisiva dei ribelli contro la tirannia, sfidando la sua razza e il suo passato.
Una notte la giovane melanie attraversa il giardino di casa indossando l'abito nuziale sottratto dall'armadio della madre. Il giorno dopo il suo mondo non è più lo stesso: costretta ad abbandonare la confortevole dimora della propria infanzia, melanie si reca a londra con i fratelli, a vivere presso parenti che non ha mai conosciuto. Da questo momento abiterà in un negozio di giocattoli, colmo di meraviglie e oggetti bizzarri, un teatro magico in cui si muovono strani personaggi: la zia margaret, bella e silente; francie, un violinista dotato e timido; finn, imprevedibile e risoluto, che osa baciare melanie ai giardini pubblici. Poi, come orco nella sua tana, il minaccioso zio philip, che ama solo i manichini di legno che crea nel suo laboratorio.
Chi è livia? Quella dipintaci a forti tinte negative da tacito o quella, invece, che traluce, quasi santificata, dalla tradizione che si ispira alla propaganda augustea? Di fatto, entrambe le prospettive coesistono, e in forma esasperata. Livia è, infatti, un personaggio bifronte, e per questa ragione tanto più difficile da decriptare nel segreto del suo essere. Da un lato, è l'ascoltata consigliera di augusto e la prima interprete del suo mondo di valori, esercitando presso i contemporanei, e tra le stesse mura domestiche, una funzione simbolica e paradigmatica. Dall'altro, in forma quasi forsennata e patologica, è guidata dall'imperativo inderogabile che il maggiore dei figli di primo letto debba essere il successore dell'augusto consorte, pure se questi manifesta e sempre manifesterà di essere di tutt'altro avviso. Ma le due posizioni non sono tra loro antitetiche, ché il figlio tiberio avrebbe potuto sperare di divenire successore del patrigno soltanto se questi fosse stato in grado, morendo, di lasciargli in eredità un dominato così saldo da divenire l'impero di roma.
Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, sacks prosegue la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia. I casi raccontati e analizzati in questo libro di oliver sacks sono storie di amputazioni e deformazioni affettivo-cognitive che sembrano sfociare in drammi senza rimedio. E ancora una volta sacks mostra come ogni ferita attivi inaspettate strategie adattative, una impensabile capacità di conservare o ridisegnare ciò che viene esperito. Ma per il lettore la vera sorpresa consisterà nel vedere tali dinamiche confermate dall'esperienza personale dello stesso sacks. Scrutandosi con freddezza clinica, ma senza il timore di rivelare le oscillazioni dei suoi stati d'animo, il neurologo-scienziato parla infatti sia della prosopagnosia di cui è affetto (l'incapacità di riconoscere i volti), sia dell'odissea legata a un melanoma maligno all'occhio destro, i cui sintomi si materializzano un sabato del dicembre 2005, al cinema, sotto forma di una macchia dai contorni iridescenti. Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, sacks prosegue così la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia, che in questo caso si manifesta nelle infinite modalità con cui ogni occhio e ogni mente inventano e reinventano l'inafferrabile vastità del mondo esterno.
Un gruppo di ceceni armati occupa gli studi di un'emittente televisiva durante un dibattito tra esponenti politici di primo piano. Gli spettatori assistono scioccati alla drammatica situazione degli ostaggi: per volere dei terroristi, guidati da ramzan, l'emittente televisiva è costretta a trasmettere in diretta televisiva l'evolversi della tragedia. Fuori dagli studi, la polizia tenta di trovare una soluzione pacifica, ma ci sono troppe cose in gioco: intrighi internazionali fra russia ed europa occidentale; l'odio personale del terrorista bezlan per l'ex-compagno di scuola aslan; il desiderio di vendetta della figlia illegittima di un importante politico russo, che ha visto sua madre sgozzata da un ceceno.