È 'la storia, esilarante non meno che crudele' - scrive il curatore - di una ricca provinciale, non più giovane ma piena di desideri, che vuol prendere marito; indecisa tra due pretendenti, un nobiluomo squattrinato e leggero e un borghese grossolano, sceglie il peggio per lei. Con tutta l'ampiezza di temi e personaggi e la sovrabbondanza realistica che gli appartengono, 'balzac esplora psiche, corpo, pulsioni femminili con acutissima, affascinata curiosità', e fonde triviale e sublime, patetico e grottesco.
Una foresta innevata che si trasforma a natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d'argento, schiere di anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di selma lagerlöf, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l'umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un'apparente semplicità emerge una sottile indagine dell'animo umano: non c'è mai un 'vissero felici e contenti' nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l'accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il 'miracolo' avviene attraverso un racconto nel racconto, quell'inesauribile potere dell'immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell'imperatrice maria teresa, e di insegnare a re gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.
Un'infanzia solitaria e pensosa; un'adolescenza di sogni tormentosi, illuminata dalle letture; e una giovinezza rivoluzionaria, tra battaglie, giornali, illusioni e disillusioni. 'un uomo finito' (1913) è il romanzo-autobiografia intellettuale nel quale papini racconta i primi trent'anni di vita di un giovane 'nato con la malattia della grandezza'. Affascinato da bergson e dal titanismo di nietzsche, lo spirito inquieto e geniale dell'autore, alla perenne ricerca della verità, rivive in un racconto sincero animato da una prosa ricca e brillante, con accenti di profonda poesia. Un'opera imprescindibile per cogliere la temperatura ideale, l'entusiasmo e la delusione della generazione di intellettuali che inaugura il novecento.
'il piacere' è il primo dei tre romanzi della rosa di d'annunzio, pubblicato nel 1889. La 'rosa' allude alla voluttà, tema comune ed esplicito di tutti e tre i romanzi. Al centro del libro la figura di andrea sperelli: un conte, elegantissimo, circondato dal lusso, alto di statura, poeta e acquafortista di soave sensibilità. Abbandonato nel colmo della passione dall'amante. Elena muti, egli cerca di dimenticarla svolazzando di fiore in fiore. Diventa così l'amante di una donna dall'inclinazione decisamente spirituale, maria ferres. Ma le due donne in realtà si somigliano, se non altro fisicamente. Il conte arriva a sfogare su maria la libidine che ancora gli desta il ricordo della prima amante, fino al momento in cui non gli sfuggirà uno scambio di nome che renderà evidente il vero oggetto della sua passione. Il romanzo più riuscito e giustamente più famoso di d'annunzio, accompagnato da un rigoroso apparato critico. Postfazione di simona micali.
Romanzo d'ambiente scozzese tra i più celebri di stevenson. Nella vicenda dei due fratelli, uno buono l'altro cattivo, uno fedele alla legittima autorità del re, l'altro seguace dei ribelli favorevoli agli stuard, ripropone il tema tipicamente stevensoniano dell'uomo e del suo doppio demoniaco, espresso nel modo più esplicito nel dottor jekyll e mr hyde.
Rolando, studente universitario, bello e fervido, affascinato da un maestro senza eguali; un professore omosessuale nella berlino degli anni trenta che ha conosciuto tormenti che nessuno mai gli attribuirebbe; una donna non più giovane sconvolta da ambigue passioni. Tre racconti dalla forte tensione narrativa, collegati dalla figura del protagonista e uniti dal filo di una sottile indagine psicologica, tre momenti esemplari di quel 'sovvertimento dei sensi' che svelandoci l'altro essere che vive, ignorato, in noi, spesso decide le svolte radicali del nostro destino.
Stephen dedalus studia, lontano dai genitori, presso i gesuiti. Quando, ormai adolescente, passa a un altro collegio, vive le prime esperienze sessuali in un bordello di dublino. Ma in un ritiro spirituale decide di indirizzarsi a una nuova spiritualità. Presto però si sente insoddisfatto e quando inizia l'università avverte nuove esigenze estetiche; capisce così di doversi svincolare dalla famiglia e dalle istituzioni religiose e politiche. Stephen dedalus si dispone, novello dedalo, a lasciare l'irlanda, il suo 'labirinto'.
'il vino della solitudine' è il più autobiografico e il più personale dei romanzi di irene némirovsky: la quale, pochi giorni prima di essere arrestata, stilando l'elenco delle sue opere sul retro del quaderno di 'suite francese', accanto a questo titolo scriveva: 'di irene némirovsky per irene némirovsky'. Non sarà difficile, in effetti, riconoscere nella piccola hélène, che siede a tavola dritta e composta per evitare gli aspri rimproveri della madre, la stessa irene; e nella bella donna che a cena sfoglia le riviste di moda appena arrivate da parigi in quella noiosa cittadina dell'impero russo - e trascura una figlia poco amata per il giovane cugino, oggetto invece di una furente passione - quella fanny némirovsky che ha fatto dell'infanzia di irene un deserto senza amore. Hélène detesta la madre con tutte le sue forze, al punto da sostituirne il nome, nelle preghiere serali, con quello dell'amata istitutrice, 'con una vaga speranza omicida'. Verrà un giorno, però, in cui la madre comincerà a invecchiare, e hélène avrà diciott'anni: accadrà a parigi, dove la famiglia si è stabilita dopo la guerra e la rivoluzione di ottobre e la fuga attraverso le vaste pianure gelate della russia e della finlandia, durante la quale l'adolescente ha avuto per la prima volta 'la consapevolezza del suo potere di donna'. Allora sembrerà giunto alfine per lei il momento della vendetta. Ma hélène non è sua madre - e forse sceglierà una strada diversa: quella di una solitudine 'aspra e inebriante'.
'girandosi, guardò al di là della baia, e laggiù, certo, scivolando a intervalli regolari sulle onde, prima due lampi veloci, poi uno lungo e durevole, c'era la luce del faro. L'avevano acceso'. 1914. La signora ramsay, serena e materna. Il signor ramsay, brusco e severo. Insieme a loro, in vacanza sull'isola di skye, ci sono gli otto figli e una nutrita schiera di amici. Una sera programmano una gita al faro. Per james, il figlio più piccolo, quel faro lontano rappresenta una meta magica e sconosciuta, un luogo a lungo sognato. Ma trascorreranno dieci lunghi anni prima che i superstiti della famiglia ramsay realizzino quel desiderio in una giornata che farà riaffiorare ricordi mai dimenticati e si trasformerà in un ultimo tentativo di riconciliazione. A partire da un episodio all'apparenza insignificante, virginia woolf costruisce un romanzo profondo e straordinario, un viaggio nel cuore di una famiglia, tra conflitti sotterranei, alleanze e tensioni che sopravvivono nel tempo. Un esperimento letterario, un'elegia ai fantasmi dell'infanzia, un caleidoscopio di punti di vista e pensieri che la nuova traduzione di anna nadotti restituisce in tutta la sua struggente poesia. Introduzione di hisham matar.