1812. Sopravvissuta allo scontro con un iceberg nelle gelide acque dell'antartide, la fregata leopard, con a bordo aubrey e maturin, giunge nella baia di pulo batang, in malesia. Abbandonata la nave, i due si imbarcano sulla flèche, nave britannica diretta in inghilterra. Ma i loro guai stanno per ricominciare: il naufragio tra le fiamme della flèche, il salvataggio di fortuna su una fregata inglese, l'attacco e la cattura dei due amici da parte di una nave americana. Vengono poi portati a boston, dove jack, malato di polmonite viene ricoverato in una clinica, mentre stephen ritrova due vecchie amiche, una delle quali, diana villers, gli riapre una vecchia ferita.
Alessandro bellezza si sveglia tutte le mattine prima dell'alba e percorre per ore la zona tra persiceto e san giacomo del martignone. Il suo mestiere è recuperare dall'asfalto i cadaveri degli animali ammazzati dagli automobilisti ed evitare ulteriori incidenti in una delle tratte più pericolose dell'emilia. Un mestiere bizzarro. Un tempo però bellezza era un chirurgo. Poi, suo malgrado, è stato coinvolto dalle brigate rosse in un fatto di sangue e ha perso tutto, compresi moglie e figli. Ora vorrebbe solo starsene tranquillo, ma la sera del 15 dicembre 1976, rientrando a casa, ai margini della strada trova una donna apparentemente morta. La raccoglie. E scopre che non è morta. Comincia così la vicenda serrata di
«nessuno scrittore ha insegnato all'ortese questa callida acredine del discorrere, quella volatile furia e insieme quella macerazione labirintica che danno, fin dalle prime pagine, una letizia aspra, inquieta, insonne e insieme allucinatoria. Il linguaggio letterario è l'ultima e definitiva forma di incantamento, di carmen, l'ultima formula che agisce e costringe l'inesistente a esistere; e l'incantesimo dell'iguana, appunto, agisce. Volendo, si può chiamare ‘romanzo' questo libro; ma forse è inutile. Ha qualcosa della fiaba, e insieme della ballata, della filastrocca, dell'incubo, del sogno, del delirio; appunto, è un incantesimo che agisce».
Dopo quanto è accaduto nella città del fuoco celeste, simon lewis – che è stato prima umano e poi vampiro – ha perso tutti i suoi ricordi e non sa più chi è veramente. Sa per certo di essere amico di clary e anche di aver convinto la bellissima isabelle lightwood a uscire con lui, ma non ha memoria di come sia successo. E quando si rende conto che le due giovani, ma non solo loro, iniziano ad aspettarsi da lui che si comporti come farebbe il ragazzo che conoscevano, la situazione diventa insostenibile. Decide perciò di entrare nell'accademia shadowhunters e iniziare l'apprendistato per diventare un cacciatore di demoni. Forse, spera simon, in questo modo riuscirà a ritrovare se stesso, qualunque cosa questo significhi.
L'autrice continua con questo romanzo a scavare nella memoria personale e collettiva del novecento. Questa volta trasmette il racconto affidatole ancora bambina da un piccolo profugo prussiano nell'estate del 1949. Attraverso le parole di kurt rivivremo così la tragedia delle migliaia di tedeschi orientali che nell'inverno 1944-45, fuggendo davanti all'armata rossa che avanzava da est, cercavano di raggiungere il baltico e da qui la germania occidentale. Dopo aver assistito alla morte del nonno ed essersi trovato a stringere tra le braccia il corpo del fratellino neonato che credeva di aver portato in salvo, kurt sprofonda in un
Alessandro berselli sceglie la formula dell'epistolario (nei precedenti quella del diario e del racconto sceneggiato) ma, soprattutto, affonda il coltello di lettore e di narratore in un personaggio che nel romanzo ha poco più di qualche pagina. Ma molte responsabilità. Berselli estrae da né con te né senza di te la fi gura della madre di nicola, offre la voce narrante al diario di francesco (e in questo rispetta alla lettera la regola del sequel), ne sviluppa il personaggio che vendica l'amico nicola e tutte le vittime consenzienti e ignare di madri possessive, egopatiche e anaffettive. Ma ne diviene egli stesso vittima, in un inesorabile declino senza possibilità di appello.
La felicità è ancora di questo mondo? In un'epoca frettolosa e spesso cupa, dai ritmi di vita e di lavoro innaturali, dov'è finito il tempo per la vita, per la persona, per la condivisione? C'è ancora, è la risposta di luis sepùlveda e carlo petrini, purché sappiamo trovarlo, rubando ai nostri giorni frenetici lo spazio per far germogliare un seme, per scambiarci un aneddoto spezzando il pane, o per fare la nostra parte nella battaglia per un mondo più sostenibile e generoso. Dall'amazzonia al cuore dell'africa, dall'esperienza amara dell'esilio all'abbraccio collettivo di terra madre, ricordi e pensieri di due autori d'eccezione si intrecciano in una conversazione che attraversa attualità e letteratura, gastronomia e politica, difesa della natura e della tradizione. Tra incontri e racconti, storie di grandi leader e di piccoli eroi del quotidiano, petrini e sepùlveda ci guidano alla ricerca di quel diritto al piacere che è oggi il più rivoluzionario, democratico, umano degli obiettivi. Con la lentezza e la saggezza della lumaca, però. Perché anche noi possiamo smettere di correre verso una destinazione ignota, e ricominciare pienamente a esistere.
C . S . Lewis, grande studioso del medioevo e romanziere fantascientifico, si trovò a un certo punto della sua vita a essere, come egli stesso osservò con affilata ironia, «forse il più depresso, il più riluttante convertito d'inghilterra». Ma che cosa lo aveva obbligato a passare da una posizione di cauto agnosticismo alla fede? «il cristianesimo così com'è», cioè quel nucleo irriducibile in cui si intrecciano pensiero, emozione e gesto – e che sta dietro a tutte le disparate divergenze dottrinali, a tutte le dispute ecclesiastiche. È questo il nucleo che rende «naturalmente cristiano» chiunque sia nato in occidente negli ultimi duemila anni. Come raccontare, come rendere evidente tutto ciò? C . S . Lewis volle usare la massima immediatezza, obbligandosi a parlare nel modo più semplice delle cose ultime. E il risultato fu una riuscita impressionante. Così queste conversazioni radiofoniche, che risalgono agli anni quaranta, sono rimaste ineguagliate: soprattutto per la perspicuità con cui rendono palpabili i più ardui problemi teologici, mostrandoceli nella loro vera natura di possenti cunei conficcati nella circolazione della nostra mente. Da essi, che lo vogliamo o no, non possiamo prescindere: e allora, insinua lewis, tanto vale che ce ne lasciamo illuminare.
Non c'è niente da fare: greg rimarrà sempre una schiappa e a lui tutto sommato sta bene. Qualcuno però dovrebbe spiegarlo a suo padre frank, che vuole iscriverlo a sport di squadra e ad altre attività che ne facciano "un vero uomo". Ora pensa addirittura all'accademia militare! Come farà greg a schivare i deliranti propositi di suo padre, a conquistare la ragazza che gli piace e ad arrivare sano e salvo alle vacanze estive? Greg capisce che questa volta è alla resa dei conti, fa di tutto per salvarsi, e noi come sempre facciamo il tifo per lui. Ormai diario di una schiappa è un
Luca e irene abitano in un'elegante villa nella città bianca, un paradiso affacciato sul mediterraneo dove convivono l'integralismo della popolazione locale e i vizi della comunità di stranieri. Una notizia drammatica interrompe bruscamente la vita della giovane coppia, irene deve rientrare in europa per curare una grave malattia e luca rimane solo ad affrontare le sue ossessioni. È un'inquietudine che viene da lontano, dal frutto di una passione proibita consumata molti anni prima su una spiaggia dell'atlantico, per difendersi dalla quale luca ha imparato ad amare la sensualità della natura, a trovare rifugio tra i fiori del suo giardino. Qui, l'abbraccio degli iris lo rassicura, l'intrico di arbusti e cespugli lo protegge da gordon, un avido collezionista inglese, e dalle favole della torbida jaima. Mentre irene è sempre più lontana, luca dovrà combattere da solo contro le menzogne degli altri e i suoi stessi segreti, che tingono di rosso anche i petali più candidi.