Professore universitario e critico di prestigio, david zimmer trascorre le sue giornate in uno stato di semicoscienza alcolica davanti alla tv da quando ha perso moglie e figli in un incidente aereo. Ma una sera un vecchio film comico del cinema muto lo scuote dal torpore: il regista del film, hector mann, è scomparso nel 1929 all'apice della sua carriera. Affascinato, zimmer decide di ricostruire la vicenda e, dopo accurate documentazioni, pubblica un libro sull'argomento. Ma, a un anno dalla pubblicazione, una lettera spedita da una cittadina del new mexico arriva a confondere tutte le sue conclusioni: è firmata dalla moglie di mann e dice che il regista sarebbe lieto di incontrare il suo biografo.
'bando agli indugi, è venuto il momento di svelare ciò che non andrebbe svelato - la storia del desiderio del professore. Però non posso farlo senza prima chiarire in modo soddisfacente, almeno per me, se non per i vostri genitori, perché ho deciso di eleggervi a miei voyeur, miei giurati e miei confidenti, perché ho deciso di esporre i miei segreti a persone che hanno la metà dei miei anni, e che perlopiù non ho mai visto né conosciuto. Perché voglio un pubblico, quando la maggior parte degli uomini e delle donne preferiscono tenere tali faccende per sé oppure rivelarle solo ai più fidati confessori, laici o religiosi? Cosa rende necessario, addirittura appropriato, che mi presenti a voi giovani sconosciuti in guisa non di insegnante ma di primo dei testi di questo semestre? Sono devoto alla finzione, e vi assicuro che quando sarà il momento vi spiegherò tutto quel che so in proposito, ma a dire il vero nulla vive in me quanto la mia vita».
L'ultimo meraviglioso atto creativo dello scrittore piú amato e venerato della sua generazione. La trasfigurazione in forma narrativa di un anno che david foster wallace, nel bel mezzo degli studi universitari, trascorse lavorando per il centro controlli regionale dell'agenzia delle entrate di peoria, nell'illinois. Un romanzo labirintico, che tra finte prefazioni e digressioni, minuziose descrizioni che ricordano i cataloghi dell'epica antica e sintesi fulminanti, riesce a trasformare gli eventi piú ordinari in avventure miracolose. Una gigantesca macchina tra saggio e racconto, popolata da un'umanità insieme buffa e dolente e sorretta dall'ambizione quasi filosofica di raccontare la noia, ossia tutto ciò che di solito viene escluso dalle storie perché ritenuto privo di interesse. E che qui viene evocato con prodigiosa empatia, nel suo inscindibile misto di banalità e dignità. Un romanzo unico e incommensurabile, un inno paradossale all'utilità della noia che solo un genio poteva trasformare in una struggente epopea personale e collettiva.
A vigata c'è un agitatore di folle che di nome fa michele sparacino. Quando scopre che l'orologio del municipio va avanti di dieci minuti aizza i lavoratori delle cave di zolfo contro i padroni che fanno i furbi e innesca uno sciopero generale che unisce panettieri e netturbini, maestri elementari e impiegati comunali. Ma questo michele sparacino non esiste davvero. È il risultato della fantasia di liborio sparuto, un giornalista pigro e bugiardo che, per spiegare ai lettori i fatti che sconvolgono vigata, non trova di meglio che inventarsi questa imprendibile figura di fuorilegge. E però c'è anche un michele sparacino in carne e ossa, nato 'alla mezzanotti spaccata tra il tri e il quattro di ghinnaro' del 1898. Puntualmente nel posto sbagliato al momento sbagliato, il poveretto passa la vita a scontare sulla propria pelle le bugie di sparuto, schivando gli atroci scherzi del destino che lo porteranno fino a caporetto, sempre inviso a commilitoni e comandanti.
La vita ogni tanto è una fiaba che merita un lieto fine. Anselma è una maestra in pensione, vedova, anziana, sola, confinata da anni - prima dal marito, poi dai figli - in un'esistenza grigia che non sembra nemmeno vita. Poi, in un'afosa sera d'estate, scorge accanto a un cassonetto dei rifiuti un magnifico pappagallo abbandonato, e decide d'impulso di portarselo a casa. Da quel momento tutto cambia: se prima l'incantesimo di un mago malvagio pareva aver imprigionato lei e il suo mondo in una morsa di gelo, adesso il ghiaccio che era sceso nel suo cuore si scioglie, e mentre anselma si occupa dell'ospite inatteso riaffiorano ricordi che credeva perduti. L'affetto per l'amica del cuore dell'adolescenza, le illusioni e il disinganno del matrimonio, gli entusiasmi - e la brusca conclusione - della sua carriera di maestra. Grazie al pappagallo luisito, anselma ritrova la voglia di vivere che il mondo aveva cercato di farle dimenticare. Ma dovrà difendersi dai soprusi di chi non sopporta, per indifferenza o per animo malevolo, la sua felicità. Con una nuova introduzione dell'autrice.
Madison - la protagonista di queste pagine - ha tredici anni ed è una ragazzina come tante. Be' insomma, più o meno. Figlia di una star del cinema parecchio narcisista e di un miliardario, durante una notte degli oscar riesce nella non facile impresa di morire per una overdose di marijuana, e all'improvviso si trova in una situazione assolutamente diversa da quella della maggioranza delle sue coetanee. Per dirla tutta, madison non solo scopre di essere morta, ma per giunta di essere finita all'inferno, con la non esaltante prospettiva di dover trascorrere un bel po' di tempo (a occhio e croce l'eternità) tra le fiamme e quei tormenti che lo hanno reso tristemente famoso. Insomma, è innegabile che sia difficile pensare positivo, ma madison è una ragazza pratica e cerca da subito di rendere meno terribili le sue prospettive: prima di tutto deve farsi degli amici, poi deve scoprire come funzionano le cose all'inferno. Infine (e questo è un obiettivo mica da ridere), deve cercare di farselo piacere.
Marek, protagonista e narratore, ha deciso di scrivere il suo unico libro, e di raccontarvi la storia della sua calvizie. Rievoca quindi gli anni dell'adolescenza, a vienna, in una famiglia molto particolare: con una madre eccentrica, esibizionista, seduttrice distratta; un padre indifferente, arido, dedito solo al lavoro; e due fratelli più grandi che avranno successo nella vita. Marek è bello, ha ricevuto una buona educazione, e nella vita vuoi dedicarsi alla poesia, scrivendo versi alla paul celan, e soprattutto all'amour fou. Ma ben presto scoprirà di non essere apprezzato come poeta e che un destino beffardo l'ha dotato di un pene ridicolo, di dimensioni insignificanti, tale da suscitare solo l'ilarità di due belle turiste lussemburghesi. Ne derivano frustrazione e disagio, nonché il tentativo di dimensionarsi al nano che sente di essere camminando come un'anatra. Non rinuncia però a fare le sue esperienze - oggetto com'è delle attenzioni della madre del ragazzo cui da ripetizioni, di una sua insegnante, della sorella di un amico della madre - e le prova tutte per risolvere il suo 'problema', dall'analisi alla chirurgia plastica, passando per una mistura di medicine omeopatiche che non sortirà altro effetto della sua prematura perdita dei capelli.
La vita ogni tanto è una fiaba che merita un lieto fine. Anselma è una maestra in pensione, vedova, anziana, sola, confinata da anni - prima dal marito, poi dai figli - in un'esistenza grigia che non sembra nemmeno vita. Poi, in un'afosa sera d'estate, scorge accanto a un cassonetto dei rifiuti un magnifico pappagallo abbandonato, e decide d'impulso di portarselo a casa. Da quel momento tutto cambia: se prima l'incantesimo di un mago malvagio pareva aver imprigionato lei e il suo mondo in una morsa di gelo, adesso il ghiaccio che era sceso nel suo cuore si scioglie, e mentre anselma si occupa dell'ospite inatteso riaffiorano ricordi che credeva perduti. L'affetto per l'amica del cuore dell'adolescenza, le illusioni e il disinganno del matrimonio, gli entusiasmi - e la brusca conclusione - della sua carriera di maestra. Grazie al pappagallo luisito, anselma ritrova la voglia di vivere che il mondo aveva cercato di farle dimenticare. Ma dovrà difendersi dai soprusi di chi non sopporta, per indifferenza o per animo malevolo, la sua felicità.
Caracas ha 55 anni, è nato in venezuela ed è il re della zona della stazione. Ha il cranio rasato e le idee razziste di un naziskin, si sta convertendo all'islam, detesta i ricchi e gli americani, appena può aiuta gli sconfitti, i senzaniente. L'io narrante è un giornalista quasi ottantenne, tornato a napoli dopo moltissimi anni. Ritrova caracas, vecchio amico di una vita fa, e insieme percorrono il cuore più inospitale della città. I loro giri notturni sono un viaggio a ritroso nel tempo - gli anni quaranta e cinquanta, ma anche l'epoca dei nonni e bisnonni - e l'occasione per raccontarsi. Caracas rivive la sua disperata storia d'amore con rosa la rosa, irreparabilmente inquinata dall'eroina. Il narratore ripensa all'epoca in cui grandi giornalisti e scrittori avevano tentato di salvare l'anima di napoli. Finché una rivelazione li separa per sempre.
La vita ogni tanto è una fiaba che merita un lieto fine. Anselma è una maestra in pensione, vedova, anziana, sola, confinata da anni - prima dal marito, poi dai figli - in un'esistenza grigia che non sembra nemmeno vita. Poi, in un'afosa sera d'estate, scorge accanto a un cassonetto dei rifiuti un magnifico pappagallo abbandonato, e decide d'impulso di portarselo a casa. Da quel momento tutto cambia: se prima l'incantesimo di un mago malvagio pareva aver imprigionato lei e il suo mondo in una morsa di gelo, adesso il ghiaccio che era sceso nel suo cuore si scioglie, e mentre anselma si occupa dell'ospite inatteso riaffiorano ricordi che credeva perduti. L'affetto per l'amica del cuore dell'adolescenza, le illusioni e il disinganno del matrimonio, gli entusiasmi - e la brusca conclusione - della sua carriera di maestra. Grazie al pappagallo luisito, anselma ritrova la voglia di vivere che il mondo aveva cercato di farle dimenticare. Ma dovrà difendersi dai soprusi di chi non sopporta, per indifferenza o per animo malevolo, la sua felicità.