««. Ora voglio raccontarvi, signori. Perché non ho saputo diventare nemmeno un insetto. »pubblicato nel 1864, memorie del sottosuolo è il libro che annuncia i capolavori della maturità (delitto e castigo uscirà appena due anni dopo). Già inconfondibilmente dostoevskiana è la voce che procede allo scandaglio dell'animo umano senza risparmiarsi nulla e senza indietreggiare davanti alle verità piú amare. Con i suoi tratti ampiamente autobiografici, il protagonista delle memorie è un uomo timido, senza risorse e protezioni, che la brutalità della vita sociale respinge nel sottosuolo, e a cui non resta che cercare uno sfogo provvisorio tormentando chi sta ancora piú in basso di lui: liza, misera prostituta alle prime armi, incontrata in una sera di neve bagnata.
Chi è l'affascinate signora nerovestita che si è installata nella decrepita, isolata residenza di wildfell hall? Quella donna sola, che vive con un bambino e un'anziana domestica, sarà davvero la giovane vedova che dice di essere? Helen graham è estremamente riservata e il suo passato è avvolto in un fitto mistero. Fa il possibile per ridurre al minimo i contatti con i suoi vicini, a costo di apparire scostante e ombrosa, e trascorre le giornate dipingendo e prendendosi cura - fin troppo amorevolmente, dice qualcuno - del piccolo arthur. Ma gilbert markham, giovane gentiluomo di campagna tutto dedito ai suoi terreni e al corteggiamento di fanciulle tanto graziose quanto superficiali, è subito punto da una viva curiosità per quella donna che lo tratta con insolita freddezza. Il comportamento schivo di helen suscita presto voci e pettegolezzi maligni e lo stesso gilbert, che pure è riuscito a stringere una bella e intensa amicizia con lei, è portato a sospettare. Solo quando la donna gli consegnerà il proprio diario emergeranno i dettagli del disastroso passato che si è lasciata alle spalle. Nel 1848, la più giovane delle sorelle brontë dà alle stampe un romanzo scandaloso al di là delle intenzioni: linguaggio esplicito, crude descrizioni di alcolismo e brutalità e soprattutto una donna che non perde mai il rispetto di sé e lotta per la propria indipendenza fino a violare le convenzioni sociali e persino la legge inglese. Introduzione di alessandra sarchi.
La storia tormentata tra una giovane donna ebrea e un soldato tedesco, un capolavoro della narrativa del novecento. «'fa caldo', pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che erano svegli, i malati a letto, le madri che avevano i figli al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto coglievano il primo respiro della sirena. All'inizio non era che un ansito profondo simile al soffio di un petto in costrizione. Bastarono pochi istanti, poi tutto il cielo fu riempito dal rumore. Veniva da lontano, da oltre l'orizzonte, sembrava quasi non avesse fretta! » nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad auschwitz, irène némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande 'sinfonia in cinque movimenti' che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la francia, sotto l'occupazione nazista: tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi) e dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una 'sposa di guerra' a un ufficiale tedesco). Pubblicato a sessant'anni di distanza, suite francese è il volume che li riunisce.
Un viaggio folle su un barroccio sgangherato, tra inondazioni e fienili in fiamme, sotto i cerchi sempre più fitti degli avvoltoi che accompagnano speranzosi il grottesco funerale di addie bundren. Attorno alla bara, spinti dai segreti più diversi, ingobbiti nei loro destini indicibili, il marito, la figlia e i quattro nipoti. Faulkner scrive questo suo quinto romanzo in sei settimane: è l'estate del 1929, ha trentadue anni, lavora di notte come operaio in una centrale elettrica e ha appena pubblicato 'l'urlo e il furore'. 'mentre morivo' ne rappresenta l'evoluzione tecnica, dove le voci monologanti si moltiplicano in una successione a spirale, fondendosi poi in una rara armonia di dissonanze.
«di fatto sta che egli, per motivi che alla più serrata analisi restano e devono restare oscuri, in quasi ogni suo scritto ci colpisce al cuore; e ci lascia, è vero, senza consolazioni e come vuoti (indice d'una forza eppure anche d'una debolezza), ma da quella stessa disperazione, da quel lavacro ciascuno potrà trarre nuova energia per procedere ovvero per tracciarsi daccapo la propria via, meglio ancora se diversa dalla sua». Tommaso landolfi
Nel 1923 robert lohkamp guadagnava duecento miliardi di marchi al mese. Faceva l'addetto alla pubblicità di una fabbrica tedesca di articoli di gomma. Veniva pagato due volte al giorno e si precipitava continuamente nei negozi a comperare qualcosa prima che il marco valesse la metà. La vita movimentata al tempo della grande inflazione. Dopo un impiego alle ferrovie in turingia e un lavoretto come pianista al café international, alla fine degli anni venti robert lohkamp non può, tuttavia, dire di passarsela male. Lavora alla 'koster & co. ', l'officina meccanica aperta in una vecchia baracca da otto koster e gottfried lenz, i commilitoni con cui ha condiviso gli orrori della grande guerra. Koster, il comandante della compagnia, ha fatto il pilota d'aviazione, si è dato alle gare automobilistiche, ha frequentato qualche corso all'università prima di votarsi a quello cui è da sempre destinato: riparare automobili. Lenz invece ha girovagato qualche annetto per l'america del sud, poi è tornato all'ovile o, meglio, alla turbolenta vita tedesca della fine degli anni venti. Il lavoro all'officina è duro ma lohkamp, koster e lenz sono ancora giovani, sani e forti. Certo di sera riaffiorano le immagini del passato coi loro occhi di morte, ma a quello come antidoto c'è l'acquavite. O, come accade da un po' di tempo a questa parte per robert lohkamp, c'è patrice hollmann. È apparsa un giorno al seguito di un eccentrico industriale, il proprietario di una fabbrica di cappotti.
'l'esile volume di 146 pagine sfidava la nostra immaginazione di diciottenni innamorati delle visioni di jim morrison e di william blake con una visionarietà ironicamente erudita, minuziosa fino a sembrare perversa e abbastanza vaga da spingerci a cercare di decifrarla come una lingua straniera. Ora 'finzioni' torna in una nuova e splendida versione italiana accresciuta dai tre racconti che borges vi aggiunse. E a percorrere di nuovo i sentieri biforcuti dell'argentino, a rileggere certi memorabili attacchi, ci si accorge non solo che il loro potere pacatamente incantatorio è immutato, ma in qualche modo si è ramificato, come in un racconto di borges. Che cosa è successo? Solo che quasi tutta la letteratura degli ultimi quarant'anni, da calvino a pynchon a molina a infiniti altri, si è confrontata o scontrata con l'universo onirico e lievemente delirante scaturito da 'finzioni'. ' (giuseppe montesano)
Prima di ogni letteratura sull'olocausto, la prima testimonianza letteraria sull'inizio della catastrofe europea del novecento. Pubblicato per la prima volta in inghilterra nel 1939, il viaggiatore cade nell'oblio per ottanta anni, per poi diventare, nel 2018, un caso letterario internazionale. «questo romanzo è per molti aspetti un miracolo» – süddeutsche zeitung«il viaggiatore è un romanzo che arriva dal passato, scritto in poche settimane con un'urgenza clamorosa e rimasto chiuso per 80 anni negli archivi della biblioteca nazionale di francoforte. Sembra scritto oggi, e certamente ci parla anche di oggi» - paolo giordano, la lettura otto silbermann sta negoziando con un conoscente la vendita del suo elegante appartamento di berlino quando alla porta di casa risuona un colpo secco seguito da un ordine: «apri, ebreo» intima una voce. È il 10 novembre 1938, il giorno dopo la notte dei cristalli: i pogrom organizzati dal regime nazionalsocialista sono iniziati e silbermann, ricco e stimato commerciante ebreo tedesco, sguscia fuori dalla porta di servizio, incontrando il suo destino di fuggiasco. «berlino – amburgo, pensò. Amburgo – berlino. Berlino – dortmund. Dortmund – aquisgrana. Aquisgrana – dortmund. E forse sarà sempre così. Adesso sono un viaggiatore. In realtà sono già emigrato, sono emigrato nelle ferrovie del reich. » succede proprio questo, silbermann trascorre una settimana intera sui treni, sa di essere in trappola, ma non gli è possibile fermarsi o smettere di cercare un riparo. Esule in patria, uomo sopraffatto, emblema di tutte le anime rifiutate costrette a soccombere al meccanismo della paura, ora è nient'altro che un «insulto con due gambe».