Terminato nell'ottobre del 1937 e apparso a stampa l'anno seguente, 'la marie del porto' suscitò l'entusiasmo di gide, che annotò: «ottimo da tutti i punti di vista. Uno dei migliori». Oggi lo presentiamo arricchito da un testo di georges simenon apparso sulla «nouvelle revue française» nel novembre del 1938. Nel 1949 marcel carné ne diresse l'adattamento: le scene del film (distribuito in italia con il titolo 'la vergine scaltra') furono disegnate (su suggerimento dello stesso simenon) da maurice de vlaminck, ai dialoghi partecipò (non accreditato) jacques prévert e il protagonista maschile fu jean gabin. «ora, ammesso che un autore possa esprimere un desiderio, mi piacerebbe essere giudicato sulla marie del porto. Insomma sui due o tre romanzi che ho scritto quest'anno, senza alcuna fretta, checché se ne dica, e sempre alla ricerca di una verità più semplice e più densa». - georges simenon
Nicolaj salmanovic rubasciov è un commissario politico dell'unione societica durante la dittatura di stalin. Il suo compito è quello di scoprire e interrogare gli avversari del regime. Un giorno però rubasciov cade in disgrazia a sarà lui a subire tutti gli aberranti trattamenti a cui sottoponeva le sue vittime.
Il natale con le sue leggende, il buio dell'inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia di antichi ricordi, l'immensità della natura, ma anche la piccola dose di crudeltà tipica della tradizione delle fiabe popolari sono le atmosfere che si respirano negli otto magistrali racconti della narratrice svedese selma lagerlöf, 'la più grande scrittrice dell'ottocento', secondo marguerite yourcenar. L'incipit da c'era una volta risveglia l'incanto delle storie dell'infanzia, ma basta un incontro inatteso, un gesto, una parola perché ci sia un piccolo scatto, una deviazione: dal mondo delle fiabe si passa a quello degli uomini, resi più umani da quel lampo d'illuminazione. Un regalo sbagliato che apre le porte a una nuova conoscenza, un'intuizione metafisica evocata da una modesta trappola per topi, un segno divino custodito nel foro di un proiettile in un teschio: c'è sempre una fede che fa da leva all'immaginazione, e questa, spesso, a una redenzione. Il tono è solo apparentemente ingenuo, è un trucco del mestiere di un'artista che sa trasformare il folklore delle tradizioni nordiche in storie senza tempo di grande e semplice profondità. Perché è la complessità che si nasconde dietro la normalità a interessarle, la ricca varietà della vita, e la buona novella che c'è sempre un destino diverso che aspetta chi lo vuole cercare. Anche in un libro regalato a natale.
'nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall'oggi ma dall'età classica'. Così william faulkner spiegò il titolo del suo settimo romanzo, uscito nel 1932 e subito acclamato come uno dei suoi capolavori. Ed è tra i riverberi crudeli di quella luce implacabile che si consumano le vicende di una folta schiera di personaggi: una ragazza incinta, armata solo di 'una riserva di paziente e tenace lealtà', che si avventura dall'alabama al mississippi alla ricerca del padre di suo figlio; un uomo solitario dallo strano nome, joe christmas, 'con un'inclinazione arrogante e malevola sul viso immobile', che l'isteria razziale del sud getta nell'abisso tormentoso del dubbio circa il proprio sangue; un reverendo presbiteriano ripudiato dalla sua chiesa per l'antico scandalo della moglie adultera e suicida; e, circondati da neri invisibili, gli sceriffi, i taglialegna, i predicatori, le donne 'dal volto di pietra', chi 'definitivamente dannato', chi alla ricerca disperata di una chimerica catarsi.
La storia tormentata tra una giovane donna ebrea e un soldato tedesco, un capolavoro della narrativa del novecento. «'fa caldo', pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che erano svegli, i malati a letto, le madri che avevano i figli al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto coglievano il primo respiro della sirena. All'inizio non era che un ansito profondo simile al soffio di un petto in costrizione. Bastarono pochi istanti, poi tutto il cielo fu riempito dal rumore. Veniva da lontano, da oltre l'orizzonte, sembrava quasi non avesse fretta! » nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad auschwitz, irène némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande
Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di wall street che segnò l'inizio della grande depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti
Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di wall street che segnò l'inizio della grande depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti 'addio alle armi' di hemingway e 'l'urlo e il furore' di faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo sud.
'È una situazione fra le più classiche. Lei decide di tradire il marito con un uomo che giudica affascinante. La tresca funziona fino al giorno in cui i due clandestini hanno la sensazione che il marito tradito abbia scoperto tutto. È un guaio. Anche perché, messa alle strette, l'adultera confessa. Che fare? Si dovrà procedere alla separazione e al divorzio. Sconvolta e piangente, lei si reca dall'amante. Gli dice d'aver confessato: vuole separarsi e andare a vivere con lui. Grande è la sorpresa, a quel punto. Infatti, l'amante non ha intenzione di lasciare la moglie e mettersi con lei. Pensiamo tutto questo ambientato nella colonia inglese di hong kong alla metà degli anni venti e affidato alla penna superprofessionale di w. Somerset maugham. Sarebbe uno dei suoi romanzi caustici, mondani, un po' cattivi. Ma maugham, influenzato dalla lettura dell'episodio dantesco di pia de' tolomei, pensa di aggiungervi qualcosa in più. ' (giorgio montefoschi)
L'imperatore adriano ha 62 anni e, sentendo avvicinarsi la morte, scrive una lunga lettera al giovane marco aurelio per raccontargli la propria vita. Evoca la giovinezza, i viaggi, le conquiste. L'incontro con antinoo illumina la sua vita di una singolare passione, ma antinoo si uccide e adriano si sente un sopravvissuto per il quale ogni cosa ha
Sei amici si alternano in un monologo. Nei loro soliloqui 'dicono' fatti e vite, e 'pensano' riflessioni e sogni: la scuola e i giochi, i segreti e gli abbandoni, le rispettive famiglie e i desideri. Le voci si confondono in un unico fiato, come un'onda che racconta l'esistenza di ciascuno dei sei, e non solo la loro. Le onde sono la forma di questo romanzo: le onde del mare, della luce, del tempo, dell'emozione, dei gesti e dei dolori.