«pensate alle gioie presenti - ognuno ne ha molte - non alle disgrazie passate - tutti ne hanno qualcuna. Riempite di nuovo il bicchiere con volto radioso e cuore pago. Mi ci gioco la testa che il vostro sarà un natale allegro e un anno nuovo felice. »come tutte le grandi storie, 'un canto di natale' ci accompagna da sempre, e sempre sa ritrovare le parole per parlarci: una fiaba da raccontare ai bambini e da rileggere da grandi, una storia di paura, di morte ma anche di solidarietà umana, di fantasmi grotteschi che si sfumano e si frammentano nel sogno e nell'incubo privato, un grande ritratto di solitudine e di vecchiaia e di una città degradata, e soprattutto un magico regalo di natale che trasforma il gelo e il buio dell'egoismo e dell'avarizia nel calore di un sorriso e di una festa per tutti. Riprendendo fra le mani 'un canto di natale' ritroviamo figurine dimenticate, scopriamo luci e colori nuovi, mentre altri inspiegabilmente li abbiamo persi. Ritornano alla memoria, alla rinfusa, il batacchio della porta con il volto di marley, il tacchino fumante, il carro da morto sulla scala gelida, e perfino lo zio paperone di disney, uncle scrooge, diretto discendente dello scrooge di dickens. Ma se nessuno può toglierci il piacere di questi frammenti di ricordi, è pur vero che le forme in cui un testo si sedimenta nella memoria ci allontanano dalla sua specificità, dal senso di una origine e di una appartenenza. Questa 'edizione speciale' di 'un canto di natale' vuole aiutarci a ritrovare in noi il senso di tale appartenenza. 'speciale' è la presenza del testo originale inglese, che ci restituisce il dono impagabile di una scrittura che tocca i registri più svariati del grottesco e del comico, del tragico e del sentimentale.
Paalido, sempre vestito di nero, il cavaliere di roccabruna, signore di ventimiglia, divenuto corsaro per vendicare il fratello ucciso a tradimento dal duca wan guld, al soldo degli spagnoli, è uno dei personaggi più celebri del romanzo d'avventura italiano. Abbordaggi, battaglie, duelli, ma anche l'amore che colpisce in modo inaspettato.
Questo volume offre l'occasione per riscoprire tre voci femminili originalissime nel panorama letterario, tra incanto, disperazione, e il desiderio insopprimibile di affermare la propria identità. Da cime tempestose, a jane eyre, passando per agnes grey, fino ai meno noti l'angelo della tempesta, la signora di wildfell hall e shirley, le tre sorelle bronte ci hanno lasciato romanzi immortali , capolavori della narrativa ottocentesca pieni di pathos e emozione, ciascuna con la propria voce. A questi romanzi si aggiungono i sublimi versi nei quali rivive tutto il fascino della natura selvaggia delle brughiere dello yorkshire, tra distese d'erica, roccia e foschia. Questo volume offre l'occasione per riscoprire tre voci femminili originalissime nel panorama letterario, tra incanto, disperazione, e il desiderio insopprimibile di affermare la propria identità.
«un 'giobbe' moderno, dunque: la storia di un pio ebreo orientale, di quelli che si librano a mezz'aria nei quadri di chagall ('portava sempre il suo berretto nero di reps di seta e il caffettano di media lunghezza e gli stivali alti'), quando i lutti lo sopraffanno, tentato dal principe delle tenebre, forse con la connivenza del signore, a bruciare il suo scialle rituale e sfidare dio. » (paolo milano)
Sotto le parvenze di un romanzo d'avventura, «il monte analogo» ci offre una «metafisica dell'alpinismo» che è anche un itinerario minuzioso, lentamente maturato nelle esperienze dell'autore, verso un 'centro', verso una vetta dove ciascuno possa diventare ciò che è.
Stefan zweig scrisse 'novella degli scacchi' nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella 'novella degli scacchi' lo stato d'animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l'intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera. Prefazione di daniele del giudice.
È anonimo l'autore che, nel 1829, dà alle stampe questo piccolo, gigantesco libro. Ma è inconfondibilmente victor hugo. Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l'umanità intera, sul suo dorso poderoso, verso un futuro di pace, prosperità, ricchezza e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico pagante, si marcisce in carcere, ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Hugo parla a nome dell'umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i miserabili di tutte le nazioni e tutte le epoche. Un crimine di cui non conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate. Un'angoscia di cui conosciamo fin troppo bene la lama lo tortura, giorno dopo giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine dell'attesa, venga essa con la liberazione o con l'oblio.
È il più famoso tra i racconti natalizi scritti da dickens, nel 1843. Un racconto che ha avuto la forza di attingere all'immaginario popolare e a sua volta plasmarlo con forza. Per esempio, il personaggio di paperon de' paperoni in inglese si chiama scrooge mcduck, lo stesso nome cioè dell''avaro cattivo e senza cuore' di questo racconto dickensiano. Scrooge è talmente cattivo e avaro da rifiutare anche il calore del natale, per lui solo una perdita di tempo e di soldi. Sarà il fantasma del suo ex socio jacob marley a visitarlo per primo. Poi lo visiteranno altri tre spiriti, che gli restituiranno in rapida sequenza la visione del suo natale passato (di quando cioè lui era un bambino solo e triste), di quello presente (quello del suo contabile cratchit e del figlio in predicato di morte per la mancanza di cure adeguate) e infine del natale futuro, quello della sua morte, che verrà accolta con derisione e freddezza da tutti i suoi conoscenti. È in questo momento che il vecchio avaraccio si pente dei suoi comportamenti e cambia finalmente registro, ravvedendosi e celebrando in modo adeguato lo spirito del natale, con generosità e trasporto per gli affetti familiari.