I donadieu sono un possente clan della rochelle. Vivono trincerati tra i ninnoli della loro vasta magione e fra i vani oscuri dei loro uffici. E, quando vanno a messa la domenica, formano «una processione dove l'unico assente era il buon dio». A osservarli, i loro movimenti apparivano «predisposti in modo così rigido che avrebbero potuto scandire la vita della rochelle con la stessa precisione delle lancette del grande orologio della torre». Ma un giorno il capotribù, oscar l'armatore, scompare. Da allora ha inizio questa cronaca grandiosa e minuziosa, storia di una disgregazione che investe prima la rochelle per diramarsi poi a parigi, passando dal torpido ritmo di una città della profonda provincia battuta dal mare all'effervescenza avvelenata della metropoli. Con la stessa sicurezza con cui si manteneva, «l'ordine donadieu» crolla. E trascina nel crollo non soltanto il clan, ma colui che era stato il freddo agente della rovina: l'arrivista philippe, il cuneo che si era insinuato fra le giunture del clan. Simenon pubblicò questo romanzo nel 1937, quando i suoi libri incontravano già un immenso successo. Era quello il periodo in cui, come scrisse andré gide, «scoprire simenon era un piacere». Con «il testamento donadieu», simenon provò allora a lanciarsi nel romanzo balzachiano, di vasto respiro, senza però aggiungere alla sua prosa «un solo grammo di grasso letterario» (come alfred polgar scrisse una volta per hemingway). E il libro rimane una delle più articolate e avvincenti dimostrazioni dell'arte di simenon.
Un tranquillo mattino di agosto un duplice omicida esce di prigione, dopo dodici anni di detenzione. Regge un piccola valigia e s'incammina senza voltarsi indietro. Quasi un anno dopo, durante una gita scolastica, una bambina scopre il corpo di un uomo, privo di testa, mani e piedi. Si tratta del cadavere di leopold verhaven, ex campione di atletica, caduto in disgrazia per uno scandalo sul doping e rilasciato otto mesi prima, dopo aver scontato una condanna per l'omicidio di un'ex fidanzata. Per il commissario van veeteren comincia un'indagine che non metterà in discussione soltanto la sua abilità investigativa, ma soprattutto la sua etica professionale e la sua morale di essere umano: quali sono i limiti della legge? E quali quelli della giustizia? E chi ha il diritto di oltrepassarli?
A cinque anni la madre lo parcheggia in collegio e lo dimentica lì. Dieci anni dopo il ragazzo nazzareno riesce a venirne fuori, con la caparbietà di chi dalla vita si aspetta qualcosa che non siano soltanto portoni sbarrati. Ma non riuscirà a evitare l'incontro con il carcere minorile, e poi una serie di reati che lo faranno sprofondare nel territorio della microcriminalità, della delinquenza di quartiere, della prostituzione, dello spaccio, della violenza.
Holly e gerry sono una di quelle coppie giovani e belle che vivono in simbiosi. Quando, all'improvviso, gerry muore, holly è devastata: vedova a soli ventinove anni, ha l'impressione che la sua vita non abbia più senso. È anche arrabbiata, si sente tradita, lui - suo marito, amante, miglior amico, la sua roccia - aveva promesso di non lasciarla mai, come può farcela da sola, ora? Ma gerry non ha dimenticato, e trova il modo di farle avere una lettera ogni mese, con un messaggio per ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo 'p. S . I love you' che spinge holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. Perché la vita è fatta per essere vissuta, sempre.
Quattro nuove inchieste per l'esuberante dottor jean dollent, non più solo un investigatore per caso «il paese era grazioso e ridente come una miniatura. Non mancava neanche l'allegro rumore del martello sull'incudine del fabbro, né il caldo profumo del pane fresco che usciva dalla bottega del fornaio. «il castello era la raffigurazione perfetta della casa felice, dell'eleganza sobria e discreta. L'uomo che vi abitava, e che era abbastanza ricco da poter condurre altrove una vita dissipata, coltivava piaceri sereni e profondi, l'ordine e il buon gusto. «ma allora quella storia dei paletti, della buca ai piedi del fico e del metro srotolato in giardino. «e l'altro tizio, che nessuno aveva riconosciuto e che chissà da dove veniva, come poteva essere marcel vauquelin-radot, se quest'ultimo era ufficialmente morto da cinque anni».
Il sudtirolo, una terra di frontiera e un paradiso turistico in cui due popolazioni sono destinate a convivere. Ma cos'altro sanno gli italiani di questa regione e della sua storia? Quasi niente e, peggio, l'hanno sempre capita poco. Sebastiano vassalli ripercorre in maniera lucida e tagliente gli snodi principali di un secolo ricco di contrasti, di
Jeremy è sulla soglia dei quarant'anni, è un artista e gode anche di un certo successo, ha qualche allievo occasionale e vende le sue opere, ma vive in un mondo tutto suo, ovattato, protetto dall'anziana madre, che per vivere trasforma la sua casa in una sorta di pensione. Quando la madre muore, per un momento sembra che qualcosa possa cambiare nella sua vita, ma tutto continua esattamente come prima. Jeremy continua a vivere con la testa fra le nuvole, a dedicare qualche minuto al resto della sua vita. Affitta le numerose stanze della grande casa a persone sole, pensionati, studenti, che si mescolano formando uno strano gruppo omogeneo.
Premio pavese 2018 questa nostra italia è la lettera d'amore di un intellettuale raffinato, che ha imparato a guardare la sua patria da fuori senza però mai smettere di amarla e di partecipare con passione alle sue vicende politiche e umane. «perché possiamo dirci italiani? A settant'anni dalla firma della costituzione, corrado augias compie un viaggio nei luoghi della nostra memoria collettiva e in quelli del suo cuore. E scrive il suo libro più personale. Un'opera civile e insieme intima, che scava alla ricerca di un'identità le cui radici affondano nei mille diversi volti di un paese grande, bellissimo e tormentato. » «un lessico famigliare in cui fa irruzione quella che l'autore ritiene la vera forza unificatrice del paese, la nota che definisce l'identità nazionale: la lingua, la letteratura. E la bellezza» - aldo cazzullo «corrado augias è andato alla ricerca della vera natura di noi italiani» - lilli gruber a dispetto delle tante divisioni c'è qualcosa che ci accomuna come italiani. Una serie di tratti che ci rendono immediatamente riconoscibili in qualsiasi angolo del mondo; nel male ma anche nel bene. Corrado augias ci accompagna alla scoperta di ciò che definisce il nostro carattere nazionale. Un itinerario particolare, che procede nello spazio e nel tempo, dall'attualità alla ricostruzione storica, passando per il racconto biografico. Ci si sposta dall'infanzia dell'autore vissuta tra la libia e la roma occupata, alle sue esperienze come corrispondente estero per i grandi quotidiani. Ci si muove poi in lungo e in largo per la penisola, dalla milano del teatro alla trieste di confine degli eccentrici letterari, transitando per bologna dove il nord incontra il sud, e arrivando a palermo, alle porte di un'altra civiltà con cui da sempre abbiamo dialogato. Ma c'è anche l'italia di provincia, e soprattutto c'è la recanati di giacomo leopardi, ispiratore e guida in un viaggio che segue le tracce del discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani. E ciò che resta alla fine è la consapevolezza di abitare un paese ancora diviso ma meraviglioso, che può e deve trovare un'armonia proprio partendo dalle tante diversità che lo animano.